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Archivi tag: poesia

Poesia perchè oggi gira così

Andare

E mi verrebbe voglia ora di andare,
quattro cose in valigia e via verso l’altrove…
e non importa quale.

Ve bene tutto,
qualunque “altrove” vale.

Tutto.

Purchè non sia questo “qui ed ora.”

Tutto!
(by me)

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Pubblicato da su 12 settembre 2017 in le mie poesie, Poesia

 

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Appena scritta

Migranti

Carne di nessuno
che l’onda getta a riva
ed abbandona.
(by me)

 
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Pubblicato da su 19 maggio 2017 in le mie poesie, Poesia

 

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Mario Benedetti: “Soneto de la que se fue”

Yo quisiera mirarte conocerte
como te conocí cuando vivías
y me mirabas con miradas mías
y yo gozaba de mi buena suerte

pero el pasado en nada te convierte
y te quita inflexible de mis días
sólo mi ensueño enciende sus bujías
para que resucites de tu muerte

ya no me entiendo con mis soledades
ni con la soledad de los que quiero
una a una desfilan las edades

y quedan mis preguntas sin respuestas
a esta altura es muy poco lo que espero
pero prosigo con tu muerte a cuestas
(© Mario Benedetti)

 
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Pubblicato da su 11 maggio 2017 in Poesia, poesie in spagnolo

 

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Per ricordare Evtushenko, che se n’è andato oggi.

Sono Gagarin, il figlio della terra

Io sono Gagarin.
Per primo ho volato,
e voi volaste dopo di me.
Sono stato donato
per sempre al cielo, dalla terra,
come il figlio dell’umanità.
In quell ‘aprile
i volti delle stelle, che gelavano senza carezze,
coperte di muschio e di ruggine,
si riscaldarono
per le lentiggini rossigne di Smolensk
salite al cielo.
Ma le lentiggini sono tramontate.
Quanto mi è terribile
non restare che un bronzo, che un’ombra,
non poter carezzare né l’erba, né un bambino,
né far scricchiolare il cancelletto d’un giardino.
Da sotto la nera cicatrice del timbro postale
vi sorrido io
con il sorriso ch’è volato via.
Ma osservate bene cartoline e francobolli
e capirete subito:
per l’eternità
io sono in volo.
Mi applaudivano le mani dell’intera umanità.
La gloria tentava di sedurmi,
ma no, non c’è riuscita.

Sulla tetra mi sono schiantato,
quella che per primo ho visto tanto piccola,
e la terra non me l’ha perdonata.
Ma io perdono la terra,
sono figlio suo, in spirito e carne,
e per i secoli prometto
di continuare il mio volo
al di sopra al di sopra dei bombardamenti,
delle tele-radiomenzogne,
che la stringono con le loro volute,
al di sopra delle donnaccole che baldanzosamente
ballano lo streep-tease
per i soldati nel Viet Nam,
al di sopra della tonsura
del frate
che vorrebbe volare, ma è imbarazzato dalla sottana,
al di sopra della censura
che nella sua tonacaccia, inghiottì in Spagna le ali dei poeti…

C’è chi
è in volo
nel simun vorticoso di stelle.
C’è chi
si dibatte
nella palude da se stesso voluta.
Uomini, o uomini
ingenui spacconi,
pensate: non vi fa paura
alzarvi dal Capo che porta il nome dell’uomo che avete ucciso?
Vergognatevi di questo baccano da mercato!
Voi siete gelosi,
rapaci,
vendicativi.
Come potete cadere tanto in basso se volate tanto in alto?!

Io sono Gagarin, figlio della Terra,
figlio dell’umanità:
sono russo, greco e bulgaro,
australiano e finlandese.

Vi incarno tutti
col mio slancio verso i cieli.
Il mio nome è casuale,
ma io non sono stato per caso.

Mentre la terra s’insozzava
di vanità e di peccato,
il mio nome cambiava,
ma l’anima no.

Mi chiamavano Icaro.
Giacqui nella polvere, nella cenere.
Mi aveva spinto verso il sole
il buio della terra.

La cera si sciolse, spargendosi qua e là.
Caddi senza salvezza,
ma un pizzico di sole
rimase stretto nella mia mano.

Mi chiamarono servo.
La rabbia mi pesava sulla schiena
mentre, ritmando il tempo con le mani e coi piedi,
danzavano sul mio corpo.

Io caddi sotto le bastonate,
ma, maledicendo la servitù,
mi costruii delle ali coi bastoni
dei miei torturatori!
Ad Odessa fui Utockin.
Fece uno scarto il duca,
quando al di sopra dei suoi pantaloncini a piffero
si levò un cavallo volante.

Sotto il nome di Nesterov
girando sopra la terra,
feci innamorare la luna
col mio giro della morte.

La morte fischiava sulle ali.
È una virtù disprezzarla
e con Gastello imberbe
mi gettai in volo sul nemico.

E le ali temerarie
ardendo come un rogo, hanno protetto,
voi che foste allora ragazzi,
Aldrin, Collins, Armstrong.

E, sicuro della speranza
che gli uomini sono un’unica famiglia,
dell’equipaggio di Apollo
invisibile io ero.

Mangiammo dai tubetti,
avremmo brindato in viaggio
come sull’Elba,
ci abbracciammo sulla Galassia.

Il lavoro procedeva senza scherzi.
Era in gioco la vita
e con lo stivale di Armstrong
io scesi sulla Luna.

(© E.Evtushenko)

 

 
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Pubblicato da su 1 aprile 2017 in Poesia

 

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Ricordando

Il cuore… cartolina ingiallita dal tempo
immagine fissa di cio che è stato
e non sarà.
(by me)

 
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Pubblicato da su 17 marzo 2017 in le mie poesie, Poesia

 

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Emozioni

Echi di sogni
nella notte nera
lampi nel buio
voci dal nulla
le emozioni del cuore
colorati arcobaleni
di ricordi e speranze
(by me)

 
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Pubblicato da su 19 ottobre 2016 in le mie poesie, Poesia

 

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“Live Long and Prosper” – un artista a tutto tondo (2)

saluto vulcanianoNimoy poeta, lui non si è mai definito tale, ma riporto gli ultimi suoi versi (così come li ha lasciati in twitter)e ognuno decida da se

You and I have Learned

You and I
have learned
The song of love,

and we sing it well

The song is angeless
Passed on

Heart to heart
By those
Who have seen
What we see
And know
What we know
And lovers who have
Sung before
Our love is ours
To have
And
To share

The miracle is this
The more we share…
The more
We have
-Leonard Nimoy –

 
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Pubblicato da su 9 settembre 2016 in Poesia

 

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